
Sono ormai 4 mesi che i mercati azionari hanno abbandonato i massimi del 2010 per marcare parecchi passi avanti, specie per reazione davanti alle incertezze sulla tenuta della ripresa economica mondiale. Dubbi iniziati con la crisi del debito sovrano di alcuni paesi dell'euro e poi rafforzati da alcuni recenti dati che mostrano un raffreddamento delle economie di Cina, Giappone mentre gli Usa non sembrano mai avere consolidato la loro posizione.
ABITUARSI A UNA BORSA DIFFICILE
A questo punto non e' un caso che alcuni analisti inizino a dire due cose. La prima: bisogna abituarsi a un mercato azionario un po' difficoltoso da leggere. Secondo: il rally delle borse non e' svanito ma potrebbe farsi rivedere il prossimo anno. Certo, fanno notare che perfino nella fase di discesa dai massimi le borse hanno mostrato delle fiammate, allo stesso tempo non si e' vista una valanga di vendite ma alla fine dei conti un lento discendere.
Ad esempio alcuni analisti sono ormai convinti che l'indice SP500 (molto rappresentativo del mercato Usa) rimarra' ancorato tra i 1.020 e i 1.217 punti e che quest'area non verra' violata fino al prossimo anno. Il motivo del lungo momento di pausa e' semplice ma anche una novita'.
IL NODO OCCUPAZIONE
Le aziende private statunitensi non stanno assumendo a un passo tale da poter riportare al lavoro milioni di persone che hanno perso il posto durante la crisi, ormai siamo dagli ultimi dati a quota 14,6 milioni di persone in cerca di un posto nei soli Usa.
Non solo, gli Usa stanno scoprendo che perfino parecchie persone che stanno lavorando non sono piu' in grado di onorare i loro conti e che proprio queste persone con un lavoro stanno dirottando le loro risorse altrove. Ecco perche' i dati sui consumi sono sempre piu' piatti, con conseguenze dirette ad esempio su tanti titoli del settore retail.
Senza contare le ombre sul settore immobiliare, le tensioni che ancora ci sono su quello finanziario, con le banche che intanto hanno stretto i cordoni della borsa dei prestiti in modo esagerato.
TENSIONI, UN RISCONTRO OGGETTIVO
Per avere un risconto che i piccoli investitori negli Usa non vedono in prospettiva una crescita dell'economia, basta dare un'occhiata alle Pmi quotate. Di solito quando il mercato vede una potenziale crescita in vista inizia a comprare titoli proprio di piccole aziende quotate, perche' sono quelle che hanno rendimenti piu' forti all'arrivo di un ciclo positivo dell'economia.
Ebbene, l'indice Russell 2000, che accoglie proprio la small caps, ha perso qualcosa come il 18% dai massimi del 2010, toccati il 23 aprile scorso. Per fare un paragone, il Dow Jones e' sotto di appena l'8% dai massimi (del 26 aprile), l'SP500 e' sotto dell'11% (massimo toccato il 23 aprile).
Lo scenario peggiore mette un po' di paura. Dopo il crollo del 1929 la ripresa arrivo' ma il mercato azionario continuo' ad andare a picco fino al 1932 e solo nel 1954 (25 anni dopo!) riusci' a tornare ai livelli precedenti la crisi.
Possiamo sperare che vada un po' meglio (per modo di dire) come e' accaduto dopo la bolla di Internet. Il crollo arrivo nei primi mesi del 2000, poi arrivo' la recessione, gli attentati dell'11 settembre, una serie di scandali societari (per tutti il caso Enron). Il massimo visto a gennaio 2000 dal Dow Jones fu ripreso solo nell'ottobre 2006.
Fonte Miaeconomia.it
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