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04/11/2010 - Che passione per la moneta di plastica

La moneta di plastica si conferma indiscussa protagonista dei portafogli e delle tasche degli italiani che, ormai, non utilizzano piu’ carte di credito e Bancomat solo per i grandi acquisti, ma anche per la gestione delle spese di tutti i giorni.
Tanto che, secondo i dati diffusi dall’Associazione bancaria italiana nel convegno “Carte 2010”, nel BelPaese circolano circa 77 milioni di carte bancarie, vale a dire il 4% in piu’ rispetto al 2008.
In testa ci sono le carte di credito che sono 34,2 milioni, i Bancomat sono meno (33 milioni) ma certamente risultano molto piu’ usati visto che, in un anno, ogni carta ha fatto in media 36 pagamenti. Ma la distribuzione non e’ uniforme: al Nord si concentra, infatti, il 57% delle carte, contro il 22% del Centro e il 21% di Sud e Isole.
Facile e semplice usarle per pagamenti e prelievi anche perche’ che lungo lo Stivale ci sono 1,2 milioni di Pos installati in negozi ed esercizi commerciali ed oltre 46 mila Atm.
In particolare, lo scorso anno le carte usate per fare acquisti e pagamenti sono state 40,1 milioni per una spesa di 120 miliardi di euro e 1,4 miliardi di transazioni. Di queste, il 57% e’ stato fatto con Bancomat (828 milioni di operazioni per un ammontare di 62,6 miliardi di euro), il 39% con carte di credito (560 milioni di operazioni per un ammontare di 51,5 miliardi) e il restante 4% con prepagate (64 milioni di operazioni per un ammontare di 4,8 miliardi). Lo scontrino medio complessivo e’ stato di 83 euro: la carta di credito e’ stata usata per importi medio-alti (95 euro), mentre Bancomat e prepagate per pagamenti piu’ contenuti (rispettivamente 76 e 75 euro).
Capitolo a parte per le carte ricaricabile che meritano un’analisi ad hoc. Questo strumento di pagamento, che ha il pregio di registrare subito il pagamento e di non essere direttamente collegato al conto corrente, ha registrato una crescita a doppia cifra: +13%.
Cosi’ se le prepagate erano 3,3 milioni nel 2008 (+29% rispetto all’anno precedente), 4 milioni l’anno scorso (+20%), oggi sono attualmente 4,5 milioni attualmente.
E se a crescere sono state le revolving, a crollare vertiginosamente del 6% sono state le revolving.
Un dato facilmente spiegabile. Detto che attraverso questo strumento di pagamento, il titolare della carta ottiene un prestito che puo’ rimborsare nel tempo e con flessibilita’, va ricordato che questa rateizzazione costa carissima: secondo le rilevazioni della Banca d’Italia, il tasso di interesse operato dalle banche nelle revolving supera, infatti, il 17% (ma secondo un’indagine di Altroconsumo si puo’ arrivare anche un po’ oltre, fino al 26%), collocandosi sopra la media europea. Ma se si saltano una o piu’ rate scatta un meccanismo infernale, che spesso il titolare della carta ignora, e pertanto non riesce a controllare i tassi diventano addirittura da usura.
Un campanello dall’allarme fatto scattare dalle associazioni dei consumatori che da un paio d’anni mettono, quindi, in guardia gli italiani dall’utilizzarle. Tanto che se nel 2008 le carte revolving erano 4,3 milioni, con un aumento del 21% rispetto all’anno precedente, l’anno scorso erano diventate 3,6 milioni, con un calo del 17%, e quest’anno sono scese a 3,4 milioni.
Secondo l’Abi, comunque, si tratta nel complesso di buoni risultati anche se questi dati sono ancora lontani dai livelli di Francia, Gran Bretagna, Spagna o Olanda. “Per questo, la Sepa (Single euro payments area) e il recepimento della Psd (Payment services directive) - ha detto il direttore generale di Palazzo Altieri, Giovanni Sabatini - sono importanti per contribuire alla riduzione del contante e favorire il maggior utilizzo di questi strumenti, anche con l’apertura del mercato dei pagamenti a nuovi operatori”.

Fonte Miaeconomia.it

 
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