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25/10/2010 - Cosa e' accaduto al G20

Il G20 in sud Corea e' stato al centro dell'attenzione mondiale perche' e' arrivato nel mezzo di quella che ormai viene definita la guerra delle valute, il dito puntato in particolare contro Usa e Cina. Alla fine ne 'e uscita una dichiarazione dove i paesi si impegnano a non usare la svalutazione come arma per essere piu' competitivi ma il clima non sembra essere molto positivo.

Basti pensare agli Usa, che hanno tentato di mettere un limiti all'eccesso di esportazioni di alcuni paesi ottenendo uno stop duro da parte della Cina e della Germania, che sarebbero stati danneggiati. Paesi che hanno ribattuto ricordando come gli statunitensi stiano stampando fiumi di dollari che porta instabilita' dai cambi per trarne vantaggio.

Quanto meno, dice qualcuno (tra cui il nostro ministro Tremonti) e' comunque un passo avanti piuttosto che lasciare tutto nel silenzio assoluto. Forse il vero risultato concreto su questo tema e' stato quello di chiedere al Fondo monetario internazionale di individuare criteri per individuare situazioni di rischio sul fronte degli squilibri delle partite correnti.

Le risposte concrete sono arrivate invece sul Fondo monetario internazionale, organismo mondiale che lavora sugli equilibri finanziari internazionali e coordina le politiche di sviluppo mondiale ma che, differentemente dall'Onu, i voti contano sulla base della presenza "azionaria" nell'organizzazione.

Dove, manco a dirlo, Usa ed Europa la fanno da padroni ignorando il violento cambiamento dei rapporti di forza dell'ultimo decennio. Da qui la decisione di un primo cambiamento della governance, i paesi "forti" cedono due seggi nel consiglio esecutivo a favore dei paesi emergenti (tradotto i classici Brasile, Russia, India e Cina) che quindi aumenteranno le loro quote nell'azionariato.

Affiancando cosi' i big, come Usa, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia. Il sacrificio di fatto sara' tutto a carico dell'Europa, che quindi dovra' mollare 2 degli otto seggi (su 24 complessivi) che oggi detiene (9 con la Russia) anche se non e' stato ancora deciso quale stato paghera' il pedaggio.

L'Italia non sembra destinata a perdere il suo unico seggio ma una cosa e' certa: una volta che la riforma sara' completata, allora le decisioni di peso - che richiedono una maggioranza qualificata molto alta - passeranno per forza anche attraverso nuovi protagonisti.


Fonte Miaeconomia.it

 
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