 Una piccola novità, Istat ha iniziato a monitorare la diffusione del cosiddetto lavoro a chiamata (definito anche Job on call o ancora Lavoro intermittente) da quando è stato lanciato dalla Legge Biagi nel 2003. Il discorso di base è molto semplice: un lavoratore firma un contratto (a tempo determinato ma anche indeterminato) e si mette a disposizione del datore, che lo chiama quando ne ha bisogno (anche se la legge prevede una serie di condizioni per poter usare questa figura).
Ebbene, l'istituto di statistica rivela che tra il 2007 e il 2009 questa forma contrattuale molto flessibile è cresciuta del 75%, arrivando a quota 111mila contratti. In modo abbastanza coerente con le intenzioni del legislatore, Istat rivela che il contratto a chiamata vede un ampio utilizzo nel settore alberghiero, con il 59,9% dei casi (66.460 contratti), seguito a lunga distanza dal settore dell'istruzione (12,9%) e dal commercio (10,6%).
Istat sottolinea anche che le imprese ricorrono al contratto di lavoro intermittente quasi esclusivamente per coprire posizioni lavorative con qualifica operaia, che rappresentano il 90 per cento circa del totale, con un massimo di oltre il 98 per cento nel settore degli alberghi e ristoranti. I dipendenti a chiamata inquadrati come impiegati costituiscono una quota significativa solo nel settore del commercio (36 per cento circa nel 2007 e 30 per cento nel 2009).
Piccola curiosità, non esistono casi di contratti a chiamata nel settore dell'intermediazione finanziaria e monetaria, forse anche per la natura del lavoro e la qualifica di chi viene assunto.
In termini territoriali la regione che pesa di più per contratti a chiamata è il Veneto (19,5%) seguito dalla Lombardia (16,1%) e dall'Emilia Romagna (15,1%) ma se si prendono in considerazioni le macro regioni, allora il Nordest da solo conta per il 40,7% del totale dei contratti conclusi.
Significativo, per comprendere il senso di questo tipo di contratto, senza dubbio il numero delle ore mensili retribuite, nel settore prevalente (alberghiero e ristoranti) si arriva ad appena 26,4 ore al mese di lavoro, che precipitano a 21,7 ore al mese se si tratta di un contratto a tempo determinato. Va molto meglio per chi ha un contratto intermittente nel settore trasporti, quanto meno lavora 53,7 ore al mese in media, seguito dalle 47,8 ore di media al mese nelle costruzioni e le 47,5 ore nel settore immobiliare.
Fonte Miaeconomia.it
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