 Sono passati quasi tre anni da quando la crisi dei mutui subprime si e’ abbattuta su tutte le borse mondiali con effetti devastanti per tutti, comprese le famiglie alle prese con le rate della casa.
L’effetto piu’ immediato di questo tsunami fu, infatti, l’escalation verticale verso l’alto dell’Euribor. Un indice che oggi tutti hanno imparato a conoscere, ma che allora non era familiare neanche a quanti avevano stipulato un mutuo a tasso variabile.
Attualmente la situazione e’ invece più tranquilla: da quattordici mesi consecutivi la Banca centrale europea sta lasciando invariato il costo del denaro all’1%, mentre l’Euribor a un mese e’ quotato allo 0,57% e quello a 3 mesi allo 0,84%.
Valori quest’ultimi decisamente al di sotto del costo del denaro e delle stesse medie storiche, ma in lentissimo rialzo.
Tanto che oggi si sono registrati i tassi piu’ alti degli ultimi 10 mesi, con l’Euribor a 3 mesi che ha toccato i livelli di agosto 2009. Basta pensare che solo lo scorso 31 marzo l’indice aveva raggiunto il minimo storico di 0,63%.
La domanda allora, a questo punto, viene spontanea: che cosa si devono aspettare tutti i mutuatari indebitati con rate a tasso variabile?
Va subito detto che l’aumento dell’Euribor e’ diretta conseguenza della manovra politica attuata dalla Bce che sta progressivamente ritirando l’abbondante liquidita’ iniettata sul mercato per scongiurare una crisi finanziaria dopo il crack Lehman. Quindi, quello che sta succedendo per gli analisti e’ una normalizzazione dei tassi interbancari.
E proprio nei prossimi mesi si assistera’ a un ulteriore aumento graduale dell’Euribor: quello a 3 mesi sfonderà il muro dell’1% entro la fine dell’anno per portarsi all’1,39% a fine 2011 e al 2% a marzo 2013.
Di conseguenza anche le rate dei mutui a tasso variabile subiranno piccoli ritocchi verso l’alto, ma senza l’incubo di poter tornare ai picchi raggiunti nell’autunno del 2008 quando l’Euribor arrivo’ a superare il 5%.
Va, ovviamente, calcolato che quanto piu’ una rata di un mutuo variabile parta a tasso ridotto, tanto piu’ nel corso della sua durata potra' subire aumenti consistenti. Ad esempio, la rata mensile per un prodotto di durata 30 anni potrebbe salire di una percentuale che varia dal 12% al 17%, mentre per un finanziamento di 12 anni, l’aumento sara’ circoscrivibile ad un 4%.
Dati da ponderare bene da quanto stanno decidendo quale mutuo scegliere per la casa. Anche se gli italiani, spinti dai valori cosi’ bassi, continuano a indebitarsi con un prodotto variabile, scelto nel mese di giugno dal 70,9% delle richieste, contro il 26% del fisso e il 3,1% del misto,
Va, infine, sottolineato che mentre l’Euribor sale, l’Eurirs (vale a dire il parametro che determina il livello dei prestiti a tasso fisso) e’ invece sceso di circa tre decimi e si pone ai livelli minimi del decennio.
Fonte Miaeconomia.it |