 Il debito delle famiglie cresce sempre di piu’. Lo dice il periodico supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia. Numeri alla mano, nel 2009 l’ammontare dei finanziamenti concessi dalle banche e dalle societa’ finanziarie ha sfiorato i 900 miliardi di euro, in aumento dell’1,8%. Se, infatti, a fine dicembre 2008 era pari a 877,996 miliardi di euro, dodici mesi dopo si e’ arrivati a toccare quota 893,886 miliardi di euro.
Ma e’ soprattutto dall’inizio di quest’anno che si e’ registrata un’ulteriore impennata delle richieste di prestiti: che siano per la vacanza, per il televisore, per la fattura del dentista o per la casa poco importa. Sempre di più, senza pensarci più di tanto, si entra in banca o negli istituti finanziari e si richiede un finanziamento.
Una corsa al credito al consumo che non ha eguali nel Paese. Solo negli ultimi anni, infatti, gli italiani hanno imparato a comprare a rate. Da popolo di piccoline formichine, che per comprare l’auto nuovo si rivolgevano a parenti e amici, solo recentemente si sono trasformati invece in cicale.
Certo, senza la voracita’ degli Stati Uniti e i ritmi raggiunti nel resto d’Europa. Ma pur sempre pronti a indebitarsi senza pensarci piu’ di tanto. Tanto che solo nei primi tre mesi del 2010 i debiti risultano aumentati ulteriormente del 3% su base annua, con crescita reale di 24,330 miliardi di euro.
In particolare, a spingere in avanti le richieste di prestiti sono soprattutto i mutui, saliti nello stesso periodo del 2,6%, da 599,947 miliardi di euro a 615,782 miliardi di euro.
Ma con il piede sull’acceleratore c’e’ anche il credito al consumo. Infatti, i prestiti a breve termine, sempre su base annua, sono lievitati da 55,803 miliardi a 61,307 miliardi di euro (+5,504 miliardi di euro), mettendo a segno un aumento del 9%.
Una fotografia, questa di Bankitalia, dalle tinte chiaro-scure che preoccupa i sindacati. Secondo l’Ugl, infatti, “i dati di via Nazionale confermano il peggioramento della condizione delle famiglie italiane che stanno pagando il prezzo piu’ alto della crisi economica, mentre i segnali positivi della ripresa tardano a tradursi in benefici per loro, costringendole a comprimere i consumi ed a ricorrere all’indebitamento”.
Fonte Miaeconomia.it
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