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21/06/2010 - I governi europei contro Keynes

Con la crisi finanziaria e gli interventi a sostegno della crescita economica la teoria di Keynes e’ tornata prepotentemente alla ribalta. John Maynard Keynes e’ considerato il padre della macroeconomia. Secondo la sua celebre teoria nei momenti di recessione l'intervento pubblico diventa necessario per sostenere la ripresa della crescita, attraverso misure di politica fiscale e monetaria, qualora una insufficiente domanda aggregata non riesca a garantire la piena occupazione. Durante una crisi economica un Governo dovrebbe percio’ aumentare e non ridurre il proprio deficit e qualsiasi intervento di riduzione del debito in una fase di difficolta’ della crescita economica sarebbe deleterio sulla domanda aggregata, quindi sull’occupazione e sulla ripresa dell’economia.

Cio’ che teorizza Keynes, e che ha trovato riscontro nei risultati della politica del New Deal adottata dal presidente Roosevelt negli Stati Uniti per combattere la Grande depressione del 1929, e’ esattamente l’opposto di cio’ che stanno facendo i maggiori governi europei, che in presenza di una ripresa stentata varano politiche fiscali di contenimento della spesa e di incremento della tassazione indiretta. Strategia sulla cui efficacia da qualche tempo si stanno scontrando i maggiori economisti di tutto il mondo.

Germania, Francia, Italia, Spagna, Gran Bretagna, Portogallo, ovviamente la Grecia, tutti hanno adottato manovre per riportare il rapporto deficit/pil e il debito pubblico a valori vicini ai parametri imposti dal Trattato di Maastricht, nell’intento di blindare l’euro e di evitare ulteriori attacchi speculativi alla moneta unica. Ma cosi’ facendo secondo Keynes si rallenta ulteriormente la ripresa e si impedisce il recupero dell’occupazione che nell’Eurozona raggiunge il 10% con punte del 20% in Spagna. E tale politica di austerity non piace neanche al Presidente americano Obama che in vista del vertice del G20 di Toronto ha scritto ai capi di Governo dei 20 grandi Paesi insistendo sull’adozione, in questo frangente storico, di politiche fiscali che favoriscano la ripresa economica, invece di tagli di spesa che la penalizzano.

Di fatto l’economia europea e quella mondiale, sono a un bivio. Vedremo se le manovre di riduzioni del deficit favoriranno la crescita oppure se la azzopperanno, come teorizza Keynes, il cui pensiero a distanza di 60 anni dalla sua scomparsa e’ sempre attualissimo.

Fonte Miaeconomia.it

 

 
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