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13/10/2010 - Il duro costo della burocrazia

Il conto è servito: gli adempimenti burocratici costano alle imprese con meno di 250 dipendenti qualcosa come circa 2,7 miliardi di euro. Sono dati rilevati dall’Agenzia delle Entrate che sottolineano come il totale dei costi amministrativi medi per impresa viaggi su una media di 2.029 euro ogni anno.

La rilevazione - si legge in una nota - è stata effettuata nell’ambito dell’attuazione del “Taglia-oneri amministrativi” introdotto nel 2008, che ha previsto la misurazione dei costi burocratici in tutte le materie di competenza statale. L'obiettivo dichiarato è quello di giungere, entro il 2012, come stabilito in sede comunitaria, alla riduzione del 25% dei costi della burocrazia che gravano sulle imprese.

Dal calcolo degli oneri amministrativi emerge anche che la sola dichiarazione annuale Iva costa in media alla Pmi 341 euro; per non dimenticare poi il modello 770 semplificato in bilancio, che a sua volta costa altri 492 euro. La lista non finisce qui, c'è la richiesta di rimborso del credito Iva trimestrale, costo 450 euro.

Il punto, fanno notare all'Agenzia delle Entrate, è che queste cifre che non si ridimensionano molto per le imprese piccolissime che complessivamente debbono mettere in conto un peso annuo di 1.926 euro solo per oneri fiscali.

Un tema che - specie dopo la tremenda crisi economica mondiale - vede la Confartigianato un prima linea. “Quello dei costi della burocrazia è certamente uno dei principali ostacoli, insieme all’elevata pressione fiscale, alle difficoltà di accesso al credito, al ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione, che gravano sulle pmi, in particolare sull’impresa diffusa, frenandone lo sviluppo e la competitività”, commenta i dati Carlo Sangalli, presidente di Rete Imprese Italia e di Confcommercio.

Per poi aggiungere: “Nel quadro della crisi globale è dunque necessario - dice Sangalli - portare avanti il processo di semplificazione e snellimento burocratico per liberare le imprese da questi oneri e recuperare risorse da destinare a investimenti e sviluppo. Questo consentirebbe, non solo di riattivare la crescita dell’economia ma di ridurre anche il forte gap concorrenziale che ci separa dagli altri Paesi”.

Fonte Miaeconomia

 
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