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22/10/2010 - Il G20 alla guerra delle valute

Il tema del G20 che inizia oggi, 22 ottobre, in sud Corea e' qualcosa che forse un paio di anni fa non sarebbe stato facile da immaginare: la battaglia senza tregua sul fronte valutario, con due superpotenze come Cina e Usa che stanno giocando su una violenta svalutazione per rimanere competitivi, sia pure in due scenari del tutto diversi.

Le tensioni sono forti perche' moltissimi paesi, emergenti e non, ne stanno facendo le spese perche' non hanno la stessa forza di impatto. Cosi' c'e' l'India che dichiara che e' diventata molto dura mantenere la coesione interna al G20, il Brasile (tra i piu' danneggiati) ha deciso perfino di non inviare al summit coreano il suo ministro delle Finanze e il presidente della sua banca centrale. Le valute sono ormai diventate un’arma per la guerra economica, attraverso mosse che vedono protagonisti Stati Uniti e Cina.

La Cina ha gia' minacciato un po' tutti, invitando a lasciare perdere il fatto che lo yuan rimanga debole per decisione governativa, alimentando altra sfiducia dei mercati nella capacita' di questi meeting nel risolvere i problemi finanziari mondiali. Il G20 infatti appare sempre piu' diviso, l'Asia rimane appiattita sulla Cina, nonostante il fatto che molti dei paesi emergenti dell'area stanno pagando carissimo la linea adottata da Pechino.

Un'altra linea, quella degli Stati Uniti che chiedono uno yuan adeguato alla forza dell'economia cinese, stanno cercando vie alternative per permettere ai cinesi di gestire la situazione in modo piu' morbido.

Un'alternativa radicale potrebbe quella lanciata (ma non e' una novita') dal premio Nobel per l'economia, Joseph Stiglitz, di abbandonare il dollaro come moneta di riferimento mondiale e crearne una nuova da usare per gli scambi internazionali. Invece, anche questa volta, non sembra che il G20 sia in grado di andare oltre a qualche dichiarazione di principio, qualche comunicato e niente piu'.

Fonte Miaeconomia.it

 
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