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24/11/2010 - Il nuovo fenomeno del protezionismo dei bond

C’era un volta la globalizzazione, economica e finanziaria. Da qualche tempo invece sta prevalendo un nuovo spirito nazionale spiegabile con il nuovo acuirsi della crisi e quando la situazione economica a livello mondiale peggiora, e’ naturale puntellare i propri confini e guardare alla difesa del proprio orticello. Accade cosi’ che nell’ultimo G20 l’argomento principe, piu’ dietro le quinte che a livello ufficiale, sia stato la guerra delle valute e una volonta’ di ritorno al protezionismo, camuffato, specialmente da parte degli Stati Uniti.

Anche in Europa la recente crisi della Grecia ha messo in rilievo particolarismi nazionali contro interessi generali. Ma se a livello comunitario l’obbligo di trovare una linea comune, fatta ovviamente di compromessi, per combattere la crisi finanziaria e l’attacco della speculazione, e’ una necessita’, la' dove aziende e istituzioni nazionali hanno le mani libere scatta nuovamente la corsa alla protezione dei propri interessi.

Secondo il Bri, Banca dei Regolamenti Internazionali, da qualche tempo e’ in atto una fuga dai titoli dei cosiddetti paesi Pigs, Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Secondo i dati del Bri nell’ultimo anno gli istituti europei ed americani hanno ridotto del 43% i titoli di stato della Grecia detenuti in portafoglio, del 23% per quelli dell'Irlanda, del 21% per quelli della Spagna e dell'11% per quelli del Portogallo. In totale in 12 mesi il sistema bancario ha venduto titoli di stato dei Pigs per 366 miliardi di euro.

E cosa acquistano le banche con i soldi ricavati dalla vendite di titoli governativi esteri? Titoli di stato nazionali. Anche in questo caso i dati del Bri sono illuminanti. In Germania da settembre 2009 a settembre 2010 le banche hanno fatto spazio nei loro portafogli a 53 miliardi di euro di Bund, con una crescita del 21%, ma hanno ceduto oltre 200 miliardi di titoli di stato di altri paesi europei. Il fenomeno non e’ isolato. Sempre nello stesso periodo in Italia il sistema bancario ha incrementato titoli di stato italiano in portafoglio per un 13%, pari a 30 miliardi, vendendo quasi 80 miliardi di titoli stato. A questa strategia non si sono sottratte neanche le banche americane; i 25 maggiori istituti del Paese hanno incrementato in portafoglio i Tbond Usa per quasi 140 miliardi di dollari, quasi 100 miliardi di euro, con un incremento del 250% circa.

Questi non sono che tre esempi di una strategia generalizzata da una parte scelta e da una parte indotta. E’ evidente che quando la Germania o gli Usa scaricano bond governativi di altri paesi, questi devono essere ricomprati da qualcuno. E se il paese che ha emesso questi titoli di stato vuole evitare contraccolpi sul mercato, e’ il primo interessato a ricomprare i suoi titoli. Quindi i vertici politici e monetari danno mandato alle banche vicine di riacquistare sul mercato i bond governativi. E siccome la banche non hanno un capitale illimitato, per acquistare i bond ne devono vendere altri, naturalmente bond governativi di altri paesi. Vendite che innescano nuovi acquisti da altri paesi e cosi’ via, verso un nuovo protezionismo finanziario a colpi di bond.

Fonte Miaeconomia.it

 

 
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