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07/10/2010 - Il protezionismo e' sempre di moda

Gli Italiani alla fine sono sempre maestri e anticipano i tempi. Fino a tutti gli Anni 80 le imprese del nostro paese battevano spesso la concorrenza britannica, americana o tedesca non solo per lo stile o l'inventiva, ma anche perché la lira veniva svalutata in continuazione, permettendo ai nostri prodotti di arrivare sui mercati stranieri a prezzi competitivi e con buona pace dei dazi. Una linea spesso criticata dai concorrenti ma che ora sembra essere stata adottata da tutti.

Il senso della guerra delle valute in corso e' tutta li', non potendo agira sui dazi come una volta allora tanto vale agire sulla propria moneta con il classico doppio effetto: essere più competitivi sui mercati esteri e rendere meno competitivi gli avversari. Il dollaro ne e' un esempio perfetto, continua a svalutarsi davanti alle prospettive di altra liquidita' immessa dalla sua banca centrale.

L'euro, dopo lo sbandamento del caso Grecia, adesso e' tornato a salire verso 1,4 dollari, a sua volta il biglietto verde ha annullato gli sforzi delle autorita' giapponesi per indebolire lo yen ed e' tornato ai minimi da 15 anni contro la valuta di Tokyo.

Per avere un altro esempio, il dollaro australiano dopo alcuni dati macro piuttosto positivi, si trova a inizio ottobre addirittura in parita' con il dollaro statunitense. Ma i forti rialzi sul dollaro stanno colpendo in modo drammatico altri paesi, come Canada, Brasile, Israele, Svizzera.

E' vero, il mercato dei cambi ormai e' al di fuori del controllo degli stati, visto che ormai attira una massa enorme di investimenti, ma e' anche vero che basta una mossa per incoraggiare una direzione o un'altra. Una Fed pronta a nuovi stimoli e a immettere altra liquidita' spinge a lasciare il dollaro verso oro (da record sui 1.360 dollari per oncia) verso altre valute (yen ed euro) o verso i mercati azionari (che infatti tengono le posizioni meglio del previsto.

E non c'e' niente che gli altri governi possano fare. A parte la Cina, che al momento applica sia la vecchia politica dei dazi sia quella del controllo della propria valuta. Gli Europei e gli Statunitensi premono perche' Pechino mantenga la promessa di uno yuan libero di muoversi sul mercato dei cambi ma in verita' le cose non sono mai state cambiate.

Fonte Miaeconomia.it

 
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