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23/11/2010 - L'uso del contante costa 10 miliardi di euro

E’ gia’ da numerosi anni che il sistema bancario ha dichiarato guerra al contante, ma la parola fine sembra ancora molto lontana. Anche se, infatti, c’e’ sempre meno cash e piu’ carte di pagamento nelle tasche degli italiani - che sempre piu’ spesso usano Bancomat, carte di credito e prepagate per le loro spese quotidiane - rispetto a Francia, Gran Bretagna, Spagna e Olanda, il BelPaese e’ ancora indietro sul fronte dei pagamenti elettronici.
I numeri piu’ delle parole.
Secondo quanto emerso a Gubbio in occasione del seminario tecnico dell’Associazione bancaria italiana (Abi), in Italia il 90% delle transazioni totali avviene ancora con denaro contante contro una media europea del 69%.
Tanto che i pagamenti pro-capite effettuati con strumenti diversi dal contante sono soltanto 66, rispetto a una media europea di 157. Ma in Paesi come l’Olanda la media pro-capite arriva a sfiorare addirittura le 300 operazioni l’anno. In Francia, invece, si scende a 247 e si arriva a quasi 200 operazioni in Germania.
Dati che tradotti in soldi diventano eloquenti. La gestione del denaro contante costa, infatti, all’Italia 10 miliardi di euro l’anno, di cui 7,2 miliardi a carico del sistema delle imprese, mentre 2,8 miliardi di euro gravano sul sistema bancario.
Costi, questi che comportano le transazioni in denaro, a cui vanno aggiunte anche alcune conseguenze del troppo denaro circolante. Secondo l’Abi, infatti, si registrano gravi iniquita’ fiscali e sociali per i cittadini a maggiore tracciabilita’, conseguenti anomalie del sistema walfare, che non riesce a cogliere adeguatamente le aree di bisogno e fatica pertanto a fornire le appropriate risposte a chi ne avrebbe urgente necessita’.
Tanto che l’utilizzo elevato del cash ha due pesanti implicazioni. In primis incrementare il fenomeno del sommerso, che incide in Italia per oltre il 20% sul Pil sottraendo ogni anno alle casse pubbliche 125 miliardi di euro, come indicato dai calcoli del Centro Studi di Confindustria.
E poi, per l’Associazione bancaria, l’utilizzo del cash rappresenta una perdita di qualita’ e quantita’ di informazione creditizia sulle famiglie e sulle imprese e quindi peggiori condizioni di accesso al credito (per dimensione e costo del credito), nonche’ gravi alterazioni delle condizioni concorrenziali dei mercati che costituiscono un pericolo per l’innovazione, la crescita, l’efficienza e la stabilita’ del sistema economico.
Un impiego, quindi, troppo massiccio questo del contante che, oltre a rappresentare un onere consistente sul sistema Italia, favorisce anche fenomeni come il riciclaggio e l’economia sommersa.
Certo, molto stanno facendo la Sepa (Single euro payments area) e la direttiva Psd (Payment services directive), recepita in Italia dallo scorso marzo con il Decreto Legislativo n. 11 del 27 Gennaio 2010, per contribuire alla riduzione del contante e favorire il maggior utilizzo delle preziose tesserine, ma resta necessario l’abbandono del contante e il passaggio a sistemi piu’ evoluti, incrementando la cultura finanziaria.

Fonte Miaeconomia.it

 
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