 E’ gia’ da numerosi anni che il sistema bancario ha dichiarato guerra al contante, ma la parola fine sembra ancora molto lontana. Anche se, infatti, c’e’ sempre meno cash e piu’ carte di pagamento nelle tasche degli italiani - che sempre piu’ spesso usano Bancomat, carte di credito e prepagate per le loro spese quotidiane - rispetto a Francia, Gran Bretagna, Spagna e Olanda, il BelPaese e’ ancora indietro sul fronte dei pagamenti elettronici.
I numeri piu’ delle parole.
Secondo quanto emerso a Gubbio in occasione del seminario tecnico dell’Associazione bancaria italiana (Abi), in Italia il 90% delle transazioni totali avviene ancora con denaro contante contro una media europea del 69%.
Tanto che i pagamenti pro-capite effettuati con strumenti diversi dal contante sono soltanto 66, rispetto a una media europea di 157. Ma in Paesi come l’Olanda la media pro-capite arriva a sfiorare addirittura le 300 operazioni l’anno. In Francia, invece, si scende a 247 e si arriva a quasi 200 operazioni in Germania.
Dati che tradotti in soldi diventano eloquenti. La gestione del denaro contante costa, infatti, all’Italia 10 miliardi di euro l’anno, di cui 7,2 miliardi a carico del sistema delle imprese, mentre 2,8 miliardi di euro gravano sul sistema bancario.
Costi, questi che comportano le transazioni in denaro, a cui vanno aggiunte anche alcune conseguenze del troppo denaro circolante. Secondo l’Abi, infatti, si registrano gravi iniquita’ fiscali e sociali per i cittadini a maggiore tracciabilita’, conseguenti anomalie del sistema walfare, che non riesce a cogliere adeguatamente le aree di bisogno e fatica pertanto a fornire le appropriate risposte a chi ne avrebbe urgente necessita’.
Tanto che l’utilizzo elevato del cash ha due pesanti implicazioni. In primis incrementare il fenomeno del sommerso, che incide in Italia per oltre il 20% sul Pil sottraendo ogni anno alle casse pubbliche 125 miliardi di euro, come indicato dai calcoli del Centro Studi di Confindustria.
E poi, per l’Associazione bancaria, l’utilizzo del cash rappresenta una perdita di qualita’ e quantita’ di informazione creditizia sulle famiglie e sulle imprese e quindi peggiori condizioni di accesso al credito (per dimensione e costo del credito), nonche’ gravi alterazioni delle condizioni concorrenziali dei mercati che costituiscono un pericolo per l’innovazione, la crescita, l’efficienza e la stabilita’ del sistema economico.
Un impiego, quindi, troppo massiccio questo del contante che, oltre a rappresentare un onere consistente sul sistema Italia, favorisce anche fenomeni come il riciclaggio e l’economia sommersa.
Certo, molto stanno facendo la Sepa (Single euro payments area) e la direttiva Psd (Payment services directive), recepita in Italia dallo scorso marzo con il Decreto Legislativo n. 11 del 27 Gennaio 2010, per contribuire alla riduzione del contante e favorire il maggior utilizzo delle preziose tesserine, ma resta necessario l’abbandono del contante e il passaggio a sistemi piu’ evoluti, incrementando la cultura finanziaria.
Fonte Miaeconomia.it |