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09/11/2010 - La lunga ombra del flash crash

La storia e' noto. Era il 6 maggio 2010, sullo sfondo i mercati internazionali alle prese con l'accelerazione della crisi greca. Di colpo Wall Street crolla nel primo pomeriggio di mille punti, salvo poi azzerare parte delle perdite che si sono limitate a 600 punti, mettendo a segno uno dei peggiori collassi mai visti in Borsa.

Poche settimane fa le autorita' di controllo Usa - dopo una ampia indagine - hanno individuato le cause di quello che e' stato chiamato 'Flash Crash' in una reazione fuori controllo dei cosiddetti sistemi computerizzati basati su algoritmi che hanno dato vita a un gigantesco ordine di vendita senza limiti di prezzo. Da qui una reazione a catena sugli altri sistemi 'automatici' che hanno mandato a picco la borsa.

Nonostante le spiegazioni - o forse a causa delle spiegazioni - l'impressione e' che tanti investitori sono rimasti choccati da quanto accaduto, anche perche' il report delle autorita' di fatto non ha offerto una soluzione se il fatto dovesse ancora accadere. Una strada sarebbe quella di porre un limite agli ordini di stop loss, cosa che avrebbe evitato di allontanare i prezzi in modo irreale rispetto al giusto.

A dire il vero i regolatori hanno fatto una cosa: rimuovere le contrattazioni di titoli crollati di oltre il 60% durante lo choc durato cinque minuti. E tra questi il report della Sec e della Cftc indicavano che per un buon 70% di casi si tratta di Etf, un sistema di investimento "che si e' mostrato piu' esposto rispetto qualsiasi altra categoria di titoli".

Ci sono stati Etf miliardari che davanti al flash crash sono andati in totale confusione, aprendo a poco piu' di 50 dollari, crollare in quei cinque minuti a qualche centesimo di valore salvo poi tornare a ridosso della quotazione di partenza, un movimento che poi la Sec ha deciso di cancellare, anche se le domande non sono state per questo messe da parte.

Perche' per chi non lo sapesse la cosa, in modo isolato, si e' ripetuta. Un altro Etf negli Usa e' crollato nei primi di ottobre e le contrattazioni sono state resettate dalla Sec, mentre i responsabili hanno parlato di un ordine erroneo immesso, in violazioni delle regole base di scambio. Il 10 ottobre un altro Etf ha visto la cancellazione delle contrattazioni, dopo che i prezzi erano crollati 10% , questa volta il dito e' stato puntato su un problema legato al software.

Da qui la domanda sempre piu' forte di introdurre dei meccanismi che pongano limiti agli ordini di stop loss, che scattano dagli Etf (ma anche per singole azioni) per impedire perdite eccessive davanti a un ribasso che pero' rischia di diventare violento e senza limiti. Il succo del problema pero' non cambia, avvertono gli analisti, perche' oggi, anche a mettere un prezzo di riferimento per evitare eccessi di perdite non toglie che il sistema vada alla ricerca del prezzo migliore e venda.

E se sul mercato c'e' scarsa liquidita' o ci sono movimenti violenti allora non e' difficile che lo stesso sistema accetti un prezzo eccessivamente sfavorevole. Nel caso del 6 maggio alcune tensioni sulle singole azioni si sono scaricate sugli Etf dando vita a una enorme confusione, mentre gli ordini di stop loss venivano eseguiti dai computer in tempi con i risultati peggiori.

Fonte Miaeconomia.it

 
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