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18/10/2010 - Per il fisco dirsi addio fa risparmiare

Una volta si diceva che in amore e in guerra tutto fosse lecito. Aggiornato ai tempi d’oggi, questo noto detto popolare potrebbe diventare: “in amore e alle prese con il fisco tutto e’ lecito”. O almeno questo e’ quello che pensano la maggior parte dei coniugi italiani, visto che pur di pagare meno Irpef decidono di percorrere la strada della falsa separazione matrimoniale, o comunque di non sposarsi. Cosi’ come ha rilevato l’Associazione legalita’ ed equita’ fiscale sul sito fiscoequo.it.
In pratica, per non perdere vantaggi fiscali o comunque legati ai servizi sociali, le coppie applicano una una sorta di quoziente familiare fai da te che, nel caso di famiglie monoreddito con un imponibile medio-alto, consente risparmi significativi grazie al gioco delle detrazioni e delle deduzioni.
Numeri alla mano, scrive l’associazione, analizzando la situazione di un contribuente che possiede un reddito complessivo annuo di 80.000 euro, l’unico della famiglia, composta dalla moglie, priva di redditi e da due figli studenti, si puo’ arrivare a risparmiare addirittura 5.000 euro.
Il calcolo e’ semplice. Bisogna ipotizzare che il contribuente e sua moglie decidano di separarsi (pro forma) consensualmente, concordando un assegno annuale di mantenimento di 20.000 euro al coniuge e di 7.500 euro per ognuno dei due figli.
Inoltre, pagando un assegno di 7.500 per ognuno dei due figli, gli consentira’ di riapplicare le detrazioni a carico che sopra i 75mila euro di reddito si azzerano.
Cosi’, prosegue l’associazione, la famiglia di finti separati nella nuova situazione dovra’ presentare due dichiarazioni: il marito su 60mila euro di reddito, la moglie su 20mila euro. E alla fine, per il meccanismo della tassazione progressiva, il risparmio sara’ di 4.519 euro: dai 29.170 euro pagati in precedenza dal marito si scende ai 24.651 euro versati in modo separato dai due coniugi.
Inoltre, non potendo piu’ risiedere ufficialmente insieme alla propria moglie e ai due figli, il padre trasferira’ la sua residenza in un appartamento ereditato in un altro Comune, posto a 30 chilometri da quello utilizzato da moglie e figli e dalla sua sede di lavoro. Un immobile che, va ricordato, diventera’ per lui abitazione principale e quindi soggetto ad agevolazioni fiscali. Addio quindi al pagamento dell’Ici (ad un’aliquota del 7 per mille l’abitazione incideva per circa 350 euro) e bye bye al pagamento delle onerose imposte di cui sono soggette le seconde case. In particolare non dovra’ piu’ sborsare un’aliquota del 43%, l’imposta Irpef di 286 euro e le addizionali comunali e regionali del 2% (il tutto per complessivi 299 euro).
Stessa possibilita’ di sconto come prima casa anche per la Tarsu, dal momento che il proprio nucleo familiare risultera’ composto da una sola persona. Un risparmio che cambiera’ a seconda di quanto stabilito dal relativo regolamento comunale, ma che di norma sara’ almeno pari (quando non sara’ superiore) all’aggravio derivante dal contestuale venir meno della riduzione prima spettante quale titolare di abitazione "a disposizione".
Ma anche tralasciando la tassa sui rifiuti, il contribuente risparmiera’ 5.168 euro (4.519 euro + 299 euro + 350 euro). Il che vorra’ dire aver aumentato il proprio stipendio netto mensile di 430,66 euro per dodici mensilita’.

Fonte Miaeconomia.it

 
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