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23/01/2010 - Povero il popolo degli studi di settore

Ammonta a 26.300 euro l’anno la busta paga lorda media del popolo degli studi di settore, vale a dire oltre 3,7 milioni di contribuenti sparsi tra piccoli imprenditori, professionisti, commercianti, ambulanti e artigiani. La fotografia è stata scattata dal Dipartimento delle Finanze, in collaborazione dell’Agenzia delle Entrate e del So.se. (la società per gli studi di settore), analizzando i dati statistici relativi al 2007.

Le tabelle elaborate dal Fisco mostrano, quindi, un’Italia delle professioni con redditi mediamente modesti: baristi che guadagnano 17.000 euro, come una tuta-blu. Parrucchieri ed estetisti con un reddito medio di 13.400 euro, di poco superiore a quello di un pensionato. Albergatori con 21.100 euro di reddito, simile a quello di una maestra elementare con qualche anno di esperienza.
Ed ancora. I macellai e gli alimentari dichiarano 22.500 euro, i profumieri hanno un reddito di 24.900 euro, gli ingegneri salgono a 28.300 e le agenzie immobiliari, nonostante il boom del mattone degli ultimi anni, hanno dichiarato (in forma societaria) una media di 35.000 euro che scende a 22.100 euro nel caso dei redditi degli agenti immobiliari.
Tra i più poveri di tutti ci sono gli ambulanti che hanno dichiarato appena 11mila euro l’anno; i più ricchi sono gli avvocati, con 49 mila euro. Ovviamente si tratta sempre di valori lordi e calcolati sulle medie che, inoltre, raccolgono sia i contribuenti congrui, cioè in regola con i parametri degli studi, sia quelli che invece risultano irregolari rispetto a questi indicatori del fisco.
Dati che, tuttavia, evidenziano un particolarità: i redditi dichiarati dai lavoratori autonomi e dalle mini-imprese nel 2007 sembrano aver già scontato la crisi. Dopo aver segnato una crescita dell’11% nel 2006, le dichiarazioni hanno, infatti, subito una frenata l’anno successivo (solo +0,32%). Ma lo tsunami economico si è abbattuto solamente nel 2008.
Forse c’è, quindi, anche da considerare un’altra sfaccettatura: l’elevatissimo livello raggiunto dall’evasione fiscale nel sistema italiano che, in base alle stime disponibili, porta proprio il BelPaese a doppiare la media degli altri paesi Ocse. Si tratta, in particolare, di oltre 200 miliardi di euro di base imponibile e di 100 miliardi di euro di gettito in meno. Un buco mostruoso che rappresenta circa un quinto del prodotto interno lordo.
Altro dato che emerge e che colpisce è la differenza di reddito dei lavoratori autonomi a livello territoriale. A fare la parte del leone sono sicuramente le persone fisiche: rappresentano i due terzi del totale dei soggetti.
Mentre, prendendo in esame la distribuzione sul territorio, in prima fila c’è il popolo degli studi del Nord, dove risiede il 51% dei contribuenti. Da qui partono dichiarazioni dei redditi mediamente superiori del 40-50% rispetto al Sud e alle Isole.
Resta, quindi, spaccata in due l’Italia fotografia dal Fisco: si va, infatti, dai 14.700 euro dichiarati a Vibo Valentia ai 36.500 euro di Milano. La Calabria è, infatti, la Regione con il reddito medio più basso, pari a 16.500 euro, mentre la macro-area del Sud è a 19.200 euro. La Lombardia con una media di 33.900 euro, è seguita da Trentino, Friuli e Veneto. Le province con più di 30.000 euro medi dichiarati sono invece 21, nove delle quali in Lombardia, dove svetta Milano con 36.500 euro, una stima di gran lunga superiore rispetto a Roma che si ferma a 28.800 euro.
Fonte Miaeconomia.it
 
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