 La paura e' senza dubbio uno dei temi dove gli Americani sono maestri. Con la tremenda crisi finanziaria del 2008 un indice finanziario particolare sta trovando sempre piu' spazio. E' l'indice Vix, ormai un vero e proprio barometro per misurare le paure e le ansie degli investitori sul mercato azionario.
L'idea di avere una misura delle paure degli investitori sta diventando tanto di moda che potrebbe essere presto estesa ad altri settori. Sicuramente si sta rivelando un ottimo affare per i proprietari del Vix, ovvero il Chicago Board Options Exchange, che incassera' i diritti delle licenze per la maggior parte dei prodotti legati al Vix. Ma basteranno pochi ritocchi per dare vita ad altri indici cugini del Vix. Ne stanno saltando fuori da tutte le parti, ne e' stato lanciato uno in Australia, in India e in Canada.
Mentre si stanno estendendo esperimenti per misurare le paure degli investitori anche in altri settore, come quello (ovvio) dell'oro, del petrolio, presto arriveranno i cugini del Vix perfino per gli investimenti nei future della soia e del grano, confermando come ormai le materie prime agricole siano esattamente uguali a qualsiasi altro investimento finanziario (e relativa speculazione).
Il Vix, il cui vero nome e' CBOE Market Volatility Index, copia con una certa esattezza i prezzi che gli investitori sono disposti a pagare per comprare opzioni che li proteggano dalle oscillazioni nell'indice Standard and Poor's 500, uno degli indici chiave per l'azionario di Wall Street. Non a caso il Vix e' diventato un punto di riferimento anche per capire quali comportamenti stiano per assumere a breve i risparmiatori.
Come detto le cose stanno funzionando cosi' bene che alcune stime valutano il business attorno all'indice Vix per circa 300 milioni di dollari a favore del Cboe, da solo vale un ottavo della capitalizzazione dell'intera societa'. Perche' e' anche ovvio che non si tratta solo di creare altri indici con lo stesso principio ma anche di dare vita a nuovi prodotti finanziari correlati al Vix, tanto che gli scambi di opzioni basate sull'indice sono cresciuti su base annua del 42% nel terzo trimestre 2010, confermando un record di crescita in un mercato dove, di questi tempi, si vedono ben poche novita'.
E ogni volta che si tratta una di queste opzioni sul Vix, il Cboe incassa la sua commissione, un fronte che da solo valeva nel terzo trimestre 6,4 milioni di dollari, con un target annuale di 25 milioni. Le banche ci stanno arrivando in massa per mettere in piedi nuovi prodotti finanziari e coinvolgendo clienti che, tanto per cambiare, non sono del tutti consci che opzioni sul Vix sono piuttosto pericolose. Le opzioni possono oscillare in modo violento con il cambiare dell'umore degli investitori e un risparmiatore ci si potrebbe trovare incastrato.
Per fare un esempio, a ottobre 2008 il Vix passo' da quota 20 punti al record di 96 punti nel giro di poche settimane. Oggi e' tornato a navigare sui 20 punti. Per paradosso un eccesso di prodotti basati sulla paura alla fine potrebbe diventare un mezzo per amplificarla e spargerla ancora di piu'.
Forse sarebbe il caso di ricordare qualcosa di simile, gli Abx index, che pochi ricordano oggi, erano indici di misurazione dei prezzi di titoli supportati dai mutui e degli swap legati alle insolvenze dei crediti. Erano uno strumento innovativo, si diceva, oggi sono visti come una delle cause del tracollo del mercato del credito.
Fonte Miaeconomia.it |