 New York (WSI) - Gli emergenti? Hanno ancora spazio per crescere. L'azionario Usa? Nel migliore dei casi +10% a fine anno. Una correzione? Sicuramente nei mesi a venire. I settori su cui non puntare? Utilities e beni di prima necessita'. L'euro? Sopravvivera' ma c'e' di meglio. Il futuro dell'Eurozona? Caratterizzato da maggiore coordinazione. E l'Italia? Restera' al palo per altri due anni.
Sono queste alcune delle indicazioni arrivate da Joseph Battipaglia, Market Strategist della societa' di investimento Stifel Nicolaus con sede a Yardley, Pennsylvania. L'approccio del money manager e' orientato al rischio sull'azionario. Non a caso il portafoglio ideale secondo Battipaglia e' caratterizzato quasi interamente da azioni. La preferenza va ai titoli americani (62% del totale) mentre la restante parte comprende i mercati emergenti. Sul primo fronte "il 42% dell'investimento e' rivolto alle societa' a grande capitalizzazione, il 15% alle small cap mentre il 5% ai Reit (Real estate investment trust)", ha detto il gestore.
Tra le azioni consigliate figurano Apple (AAPL), l'operatore della televisione via cavo Directv (DTV), i colossi dell'hardware Hewlett Packard (HP) e Ibm (IBM) , nel pharma Cephalon (CEPH), nel beverage Pepsi (PEP) e nella grande distribuzione Wal-Mart (WMT). A livello settoriale invece "sovvrappesiamo i titoli tecnologici, energetici, industriali e dei consumi discrezionali. Sottopesiamo beni di prima necessita' e utilities".
Quanto ai paesi in via di sviluppo, Battipaglia non da' retta al deflusso dei relativi fondi che, stando ai dati della societa' di ricerca EPFR Global, e' arrivato al top del 2008 nella settimana terminata il 2 febbraio. Snobba anche chi si dice convinto che gli emergenti abbiano corso troppo. "Continueranno a crescere a un ritmo piu' veloce di realta' come Giappone, Europa e Usa, caratterizzati invece da una lenta ripresa". Citando il mondo dei videogiochi, Battipaglia ha spiegato che "the game is not over. Se cosi' fosse sarebbe la fine anche del mercato toro".
A proposito del trend dell'azionario, Battipaglia prevede due possibili scenari per l'S&P 500. "La stima si basa su un range che va da quota 1.100 (il che implicherebbe un ritracciamento di quasi il 17% dai valori attuali, ndr) a 1.450. Anche nel migliore dei casi e' attesa volatilita'. Ci aspettiamo delle correzioni legate a elezioni in Irlanda, rischio di un salvataggio del Portogallo e, nei prossimi due mesi, dati macro americani non positivi o comunque diversi da come lo sono stati nel complesso negli ultimi sei mesi. Sostanzialmente la nota dolente "continueranno a essere alta disoccupazione e real estate" in panne.
Adottando una visione contrarian rispetto al consensus (leggi qui l'interpretazione della curva dei rendimenti dei Treasury), Battipaglia si dice convinto che gli Stati Uniti non rischiano pressioni inflative. Il target massimo per i Treasury e' "per il decennale al 3,8-3,9% e per i titoli a 30 anni al 4,8-4,9%", non lontano dunque dai valori attuali. Il noto gestore preferisce comunque puntare sui corporate bond ad alto rendimento e quelli con investment grade.
Sul fronte valutario "lo yen sara' sempre piu' forte", ha detto confermando lo status di bene rifugio del franco svizzero. Quanto all'euro, Battipaglia e' certo che sopravvivera' e forse e' tra i pochi ottimisti a vedere rosa sul futuro dell'Eurozona: "l'euro diventera' sempre piu' importante soprattutto se, come mi aspetto, ci sara' una maggiore cooperazione intergovernativa, meno regolamentazione e piu' liberalizzazioni. Nel mercato del lavoro poi mobilita' e flessibilita' la faranno da padrone". Il gestore non nega l'esistenza fondata dei timori dovuti al debito sovrano ma "nessuno puo' dire se altri paesi verranno salvati" dopo Grecia e Irlanda.
E l'Italia? Visto dall'altra parte dell'Oceano Atlantico il nostro paese si distingue (si fa per dire) per "lenta crescita, alta disoccupazione e settore industriale (soprattutto quello delle quattro ruote) in difficolta'" ma almeno "i conti pubblici sono stabili", ha aggiunto Battipaglia. Le prospettive per il prossimo biennio: "situazione simile a quella attuale". La colpa? Almeno in parte del presidente del consiglio: Battipaglia riconosce la sua forza, ma nel "preoccuparsi piu' nello stare al potere che nell'adottare misure utili per un rilancio dell'economia" del Belpaese.
Fonte Yahoo.finance.it |