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28/09/2010 - Tra yen, dollaro e yuan paga l'euro

Gli Stati Uniti sono sul piede di guerra e faranno di tutto per tenere il dollaro debole per aiutare l'export. La stessa cosa sta facendo il Giappone con lo yen, mentre l'euro rimane stretto in mezzo e sembra destinato a crescere ancora, mentre l'Unione monetaria torna a preoccuparsi.

Basti vedere come sono andare le cose a settembre, a meta' mese l'euro veniva scambiato a 1,27 contro biglietto vedere, salvo poi una decina di giorni dopo salire a 1,34 dollari, i massimi da aprile 2010. Aprile, quando ancora la moneta unica non era stata investita dalla bufera del debito sovrano di alcuni paesi membri della valuta, a cominciare da Grecia, Spagna, Irlanda e, in parte, anche Italia.

Il forte recupero dell'euro e' diventato ancora piu' deciso quando la Fed ha detto di essere pronta ad adottare nuove misure per sostenere la ripresa Usa, che sta perdendo colpi. Quali mosse possa fare la banca centrale statunitense e' presto detto, stampare piu' moneta per comprare dei titoli sul mercato del credito, azione che farebbe svalutare ancora di piu' il dollaro.

Scenario diverso, stessi risultati, in Giappone. Il governo di Tokyo in forte tensione, dopo che lo yen e' arrivato ai massimi da 15 anni contro dollaro, non ha aspettato accordi di politica monetaria internazionale. Ha messo mano alle sue riserve vendendo il 15 settembre qualcosa come 2mila miliardi di yen stimati (circa 19 miliardi di dollari) per allentare la forza dello yen e ridare spazi al proprio export.

Per non parlare della Cina, che continua a mantenere debole in modo artificiale lo yuan, a giugno promette di liberalizzare i cambi sulla propria valuta che, pero', in oltre 3 mesi si rafforza di appena l'1,9% circa. Risultato, le tensioni si scaricano sull'euro, gil investitori che cercano di guadagnare puntano allora verso l'unica valuta che non viene manipolata al ribasso.

La cosa e' ancora piu' evidente perche' sull'area euro pesa la paura di un default di qualche paese membro ma la moneta unica continua a salire. Alcuni analisti ormai credono che la valuta europea tornera' ai livelli del 2002, quando era diventata una delle piu' forti divise del pianeta, ma il livello di 1,35 dollari inizia a dare di nuovo parecchio fastidio ai paesi piu' interessati all'export e con un po' di peso, come la Francia e la Germania.

Per ora c'e' comunque poco da fare, la Bce si e' sempre mostrato piuttosto indifferente a intervenire sul mercato dei cambi e per ora le imprese del Vecchio Continente si devono preparare a lottare partendo con uno svantaggio.

Fonte Miaeconomia.it

 

 
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