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09/12/2009 - Una storia di tassi, crisi e inflazione

Da una parte l'onda lunga della recessione, che si nasconde dietro a un settore finanziario in ripresa ma in verita' mostra ancora pesanti ripercussioni sui posti di lavoro e, di conseguenza, sui consumi. Dall'altra le banche centrali che ora sembrano cadute nella trappola della liquidita'.

Enormi masse di denaro sono state pompate per evitare il crollo delle istituzioni finanziarie nel momento acuto della crisi, ma ora ritirarle in modo frettoloso significherebbe far alzare i tassi di interesse reali, che avrebbero conseguenze negative su investimenti e consumi. Non solo, l'inflazione rimane basse nonostante tutto ma il rischio che riparte e' altissima, mentre l'Europa inizia a porsi il problema di frenare le spese pubbliche dei paesi dell'euro, che si sono allargate per offrire un aiuto a chi si trova in forte difficolta'.

Sulla sponda statunitense ci ha pensato Ben Bernanke, presidente della Fed, a dire che non e' per niente chiaro se gli Usa stanno uscendo dalla recessione in modo solido, anzi, che una fragile ripresa economica significa una bassa inflazione, con la conseguenza che la banca centrale Usa non sembra avere intenzione di alzare i tassi per parecchio tempo.

I punti critici, dice Bernanke, la stretta sul credito, il mercato del lavoro ancora debole e consumi da parte delle famiglie americane che sembrano destinati a rimanere deboli. Per questo decidere quando innalzare i tassi di interesse rappresenta la sfida piu' difficile per la Federal Reserve, come ha detto lo stesso Bernanke.

E poi l'Europa. Per una volta i vertici della Bce non sono preoccupati dall'inflazione, anche nel Vecchio Continente a livelli irrisori. Trichet, il presidente dell'istituto centrale europeo inizia invece ad avere forti dubbi sui conti pubblici dei paesi che partecipano all'euro, considerati ormai fuori controllo. Una situazione - dice - che potrebbe "impattare negativamente sulla politica dei tassi della Bce". Tassi che - va detto - Trichet considera adeguato al momento economico (siamo ai minimi storici all'1%) ma le politiche pubbliche potrebbero creare sfiducia e creare difficolta' sui prezzi, mettendo in difficolta' gli obiettivi europei di stabilita'.

A peggiorare il quadro i timori sulla Grecia, dopo che l’agenzia di rating Fitch ha tagliato la sua valutazione del debito pubblico di Atene. Forse anche per questo lo stesso Trichet ha detto che comunque le misure di stimolo varate dalla Banca Centrale Europea per rilanciare l'economia di Eurolandia verranno ritirate “al momento opportuno e gradualmente”, e che quel momento “si sta avvicinando”.

Fonte miaeconomia.it

 

 
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