 Negli ultimi due anni il microcredito in Italia e’ cresciuto del 500%, un dato particolarmente significativo per una pratica diffusa, fino a poco tempo fa, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.
Va, infatti ricordato che si tratta cioe’ di uno strumento che permette l’accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di poverta’ ed emarginazione senza che forniscano reali garanzie. Un principio introdotto nel 1976 da Muhammad Yunus quando creo’ la Grameen Bank, la “banca per i poveri”, fatta da poveri in cui non si accettano le donazioni e la beneficenza, ma la progettualita’ e gli investimenti in sviluppo.
Invenzione che lo porto’ a vincere il Premio Nobel per la pace nel 2006, dopo che l’Onu aveva formalmente riconosciuto il 2005 come “Anno Internazionale del Microcredito”.
Un assunto, quello che la poverta’ non e’ dovuta alla pigrizia, ma alla mancanza di capitale e all’impossibilita’ di risparmiare una somma da investire, che va oltre alla logica del profitto e che ha permesso a moltissime comunita’ di avviare attivita’ imprenditoriali autonome facendo uscire dalla poverta’ migliaia di persone.
E, molto lentamente, questo principio e’ sbarcato anche in Italia, dove dal 2007 ad oggi il microcredito e’ passato da 392 prestiti erogati ai 2.000 nel 2009, con il portafoglio cresciuto dai 3,634 milioni di euro del 2007 a oltre 12,7 milioni di euro di fine 2009.
In particolare, a beneficiarne sono principalmente donne (53%) e immigrati (47%), mentre l’ammontare medio di ogni credito e’ di circa 6.000 euro, importo tuttavia piuttosto contenuto rispetto a una media europea di 9.641 euro.
Dati che, elaborati da uno studio della Fondazione Giordano dell’Amore, sono stati diffusi durante il convegno al Meeting di Rimini organizzato da Fondazione Cariplo in collaborazione con Acri dal titolo: “Il microcredito mi ha cambiato la vita”.
Secondo il presidente, Giuseppe Guzzetti, “il microcredito rappresenta oggi e non solo per gli stranieri un’opportunita’ per chi vive il dramma della precarieta’ di ripartire da zero”. Tanto che la nuova frontiera e’ quella di utilizzare i patrimoni in investimenti coerenti: “Fondazione Cariplo investira’ parte del proprio patrimonio in attivita’ di microfinanza, fornendo supporto finanziario in forma di prestiti della dimensione media pari a 500 dollari ai microimprenditori (individui a basso reddito), con il chiaro obiettivo di raggiungere una raccolta tra gli enti di oltre 200 milioni di euro”.
Intanto lo scorso luglio e’ stato firmato un protocollo d’intesa tra il Comitato nazionale per il microcredito e Unioncamere, alla presenza del sottosegretario Gianni Letta, per far arrivare un fondo di garanzia di 10 milioni di euro per promuovere progetti di microcredito e microfinanza.
Fonte Miaeconomia.it |